"Le Canzoni Italiane che Han Lasciato il Segno" - Parte 2

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L’ultima volta abbiamo ascoltato 5 canzoni italiane molto sentite in Italia ma che non sono attualmente particolarmente conosciute nel resto del mondo. Oggi continueremo il nostro percorso andando ad ascoltarne altre cinque, scoprendo nuovi artisti (sempre che non li conosciate già) e nuove sfaccettature legate al modo di vivere degli italiani.

Canzone 1: Lucio Dalla - Milano

La nostra prima canzone è del bolognese Lucio Dalla, ma la canzone non è dedicata alla sua città natale bensì a Milano, il capoluogo di regione della Lombardia. Il testo ci racconta proprio di come Dalla, abituato alla città calma quasi assopita, che è Bologna, senta un’attrazione e un astio in egual misura verso il caos metropolitano di Milano. Ne descrive con minuzia di dettagli il carattere festoso, l’aria piena di smog, il derby calcistico… È proprio la diversità tra le sue abitudini e questo mondo impazzito come una trottola a stimolarlo in questa descrizione minuziosa ma abbozzata, trasversale.
Il contrasto con la sua Bologna è evidente: se la città emiliana è lenta e raccolta, Milano è veloce e dispersiva, una metropoli che affascina e respinge allo stesso tempo.
Musicalmente, il brano riflette questo dualismo. La melodia è sinuosa, quasi parlata, come un racconto che prende forma spontaneamente, senza bisogno di forzature. Gli strumenti accompagnano il testo con discrezione, lasciando spazio alle parole e alle immagini evocate da Dalla. Il risultato è una canzone che non è solo un’ode alla città, ma un’espressione autentica del rapporto conflittuale che molti italiani, soprattutto quelli delle città più piccole, provano nei confronti di Milano: irresistibile, ma spietata.

Testo della canzone

Milano vicino all’Europa
Milano, che banche, che cambi
Milano gambe aperte
Milano che ride e si diverte

Milano a teatro: un “olè” da torero
Milano che quando piange, piange davvero
Milano: carabinieri, polizia
Che ti guardano severi, chiudi gli occhi e voli via

Milano a portata di mano
Ti fa una domanda in tedesco e ti risponde in siciliano
Poi Milan e Benfica
Milano, che fatica!

Milano sempre pronta a Natale
Che, quando passa, piange e ci rimane male
Milano, sguardo maligno di Dio
Zucchero e catrame

Milano, ogni volta che mi tocca di venire
Mi prendi allo stomaco, mi fai morire
Milano senza fortuna, mi porti con te
Sottoterra o sulla luna?

Milano tre milioni e il respiro di un polmone solo
Come un uccello: gli spari, lo manchi e riprende il volo
Milano lontana dal cielo
Tra la vita e la morte continua il tuo mistero

Milano tre milioni e il respiro di un polmone solo
Come un uccello: gli spari, lo manchi e riprende il volo
Milano perduta dal cielo
Tra la vita e la morte continua il tuo mistero

Letras

Milán, cerca de Europa
Milán, ¡qué bancos, qué cambios!
Milán, piernas abiertas
Milán, que ríe y se divierte

Milán en el teatro: un “olé” de torero
Milán, que cuando llora, llora de verdad
Milán: carabinieri, policía
que te miran severos, cierra los ojos y vuela

Milán, al alcance de la mano
te hace una pregunta en alemán y te responde en siciliano
Luego, Milán y Benfica
¡Milán, qué fatiga!

Milán, siempre lista para la Navidad
que, cuando pasa, llora y se queda triste
Milán, mirada maligna de Dios
azúcar y alquitrán

Milán, cada vez que me toca venir
me agarras del estómago, me haces morir
Milán sin suerte, ¿me llevas contigo
bajo tierra o en la luna?

Milán, tres millones y el aliento de un solo pulmón
como un pájaro: lo disparas, lo pierdes y retoma el vuelo
Milán, lejos del cielo
entre la vida y la muerte continúa tu misterio

Milán, tres millones y el aliento de un solo pulmón
como un pájaro: lo disparas, lo pierdes y retoma el vuelo
Milán, perdida del cielo
entre la vida y la muerte continúa tu misterio

Canzone 2: Loredana Bertè - In Alto Mare

Loredana Bertè è una delle voci più potenti e distintive della musica italiana, celebre icona del pop-rock italiano. La sua personalità intensa e il suo stile teatrale, che affonda le sue radici un po’ nell’immagine trasgressiva e nelle ribellioni di Raffaella Carrà (la cito come paragone perché molti di voi la conoscono), ma in veste molto più rock, hanno spesso fatto storcere il naso almeno quanto catturato l’attenzione.
In alto mare, pubblicata nel 1982, suggerisce fin dal titolo un viaggio, una solitudine profonda, e il mare diventa metafora di un'emozione intensa e dolorosa, ma anche di liberazione e ricerca. Il brano racconta l’esperienza di una donna che si ritrova"in alto mare", in un momento di smarrimento e di ricerca di sé, sospesa tra il desiderio di fuga e la consapevolezza della difficoltà di affrontare la realtà.
Musicalmente, In alto mare è arricchita da un arrangiamento che unisce la leggerezza della musica pop-rock a un sottofondo di drammaticità, con una sezione di archi che dà al brano una dimensione teatrale e cinematografica. La voce di Bertè, profonda e vibrante, in sintonia perfetta con il testo, si snoda tra l’irrequietezza del mare e la ricerca di un porto sicuro.
La canzone è un inno alla forza interiore, alla solitudine che non è solo smarrimento, ma anche forza per ricostruirsi, trovando, magari, un modo diverso di affrontare la vita.

Testo della canzone

Navighiamo già da un po’
Bene o male non lo so
Stella guida gli occhi tuoi
Un amore grande
Noi peschiamo nella fantasia
Pietre verdi di Bahia
Al timone la follia

E ci ritroviamo in alto mare
In alto mare
Per poi lasciarsi andare
Sull’onda che ti butta giù
E poi ti scaglia verso il blu

E respirare
In alto mare
Come due uccelli da ammazzare
Piuttosto che tornare giù
Per dirsi non si vola più, uh

Navigando lo so già
Che la terra spunterà
È normale sia così
Perché noi viviamo qui
Tra i rumori di una via
Tranquillanti in farmacia
Figli dell’ideologia

E non possiamo starci in alto mare
In alto mare
Per poi lasciarsi andare
Sull’onda che ti butta giù
E poi ti scaglia verso il blu

E respirare
In alto mare
Come due uccelli da ammazzare
Piuttosto che tornare giù
Per dirsi non si vola più

E respirare
In alto mare
Come due uccelli da ammazzare
Piuttosto che tornare giù
Per dirsi non si vola più, uh

Letras

Ya navegamos desde hace tiempo
Bien o mal, no lo sé
Mi estrella guía son tus ojos
Un gran amor
Pescamos en la fantasía
Piedras verdes de Bahía
Al timón, la locura

Y nos encontramos en alta mar
En alta mar
Para luego dejarnos llevar
Por la ola que te arrastra abajo
Y luego te lanza hacia el azul

Y respirar
En alta mar
Como dos pájaros por cazar
Antes que volver abajo
Para decirnos que ya no se puede volar, uh

Navegando sé muy bien
Que la tierra aparecerá
Es normal que sea así
Porque vivimos aquí
Entre los ruidos de una calle
Tranquilizantes en la farmacia
Hijos de una ideología

Y no podemos quedarnos en alta mar
En alta mar
Para luego dejarnos llevar
Por la ola que te arrastra abajo
Y luego te lanza hacia el azul

Y respirar
En alta mar
Como dos pájaros por cazar
Antes que volver abajo
Para decirnos que ya no se puede volar

Y respirar
En alta mar
Como dos pájaros por cazar
Antes que volver abajo
Para decirnos que ya no se puede volar, uh

Canzone 3: C.S.I. - Del Mondo

Nati dalle ceneri del più celebrato gruppo punk italiano CCCP (che prendevano il nome dall’unione sovietica “Сою́з Сове́тских Социалисти́ческих Респу́блик”), i CSI (acronimo di “Consorzio Suonatori Indipendenti”) sono una delle formazioni più significative nella scena musicale italiana degli anni '90 e dei primi 2000, che ha saputo mescolare rock, post-punk e suoni più sperimentali con una profondità lirica che ha toccato temi sociali, politici ma soprattutto esistenziali.
Del Mondo, traccia dell'album Ko de Mondo del 1994, è un brano che incarna perfettamente l'anima del gruppo. La canzone si distingue per il suo sound atmosferico e riflessivo, caratterizzato da chitarre distorte e momenti più ariosi che creano una sensazione di tensione e ricerca.
Il testo, scritto da Giovanni Lindo Ferretti, affronta temi di alienazione e difficoltà nel comprendere il mondo contemporaneo, tematica che il cantante ha affrontato più volte. La figura dell'uomo moderno è dipinta come smarrita, senza riferimenti certi, in una realtà sempre più difficile da decifrare.
Ma Del Mondo è anche soprattutto da leggere come una sorta di brano ecologista. Si affronta infatti l’impatto che l'uomo ha sul pianeta ed emergono figure come la madre natura, il sangue versato, il membro d’uomo che distrugge. L'uomo moderno è descritto come colui che, pur essendo parte integrante della natura, sembra aver perso la connessione con essa, agendo in modo distruttivo senza comprensione né consapevolezza.

Testo della canzone

È stato un tempo il mondo giovane e forte
Odorante di sangue fertile
Rigoglioso di lotte, moltitudini
Splendeva, pretendeva molto:
Famiglie, donne incinte, sfregamenti
Facce, gambe, pance, braccia

Dimora della carne, riserva di calore
Sapore e familiare odore
È cavità di donna che crea il mondo
Veglia sul tempo, lo protegge
Contiene membro d’uomo che s’alza e spinge
Insoddisfatto poi distrugge

Il nostro mondo è adesso debole e vecchio
Puzza il sangue versato è infetto

È stato un tempo il mondo giovane e forte
Odorante di sangue fertile
Dimora della carne, riserva di calore
Sapore e familiare odore
Il nostro mondo è adesso debole e vecchio
Puzza il sangue versato è infetto

Povertà magnanima, mala ventura
Concedi compassione ai figli tuoi
Glorifichi la vita, e gloria sia
Glorifichi la vita e gloria è

È stato un tempo il mondo giovane e forte
Odorante di sangue fertile
Famiglie, donne incinte, sfregamenti
Facce, gambe, pance, braccia

Letras

Fue un tiempo el mundo joven y fuerte,
Oloroso a sangre fértil,
Lleno de luchas, de multitudes,
Brillaba, exigía mucho:
Familias, mujeres embarazadas, roces,
Rostros, piernas, vientres, brazos.

Morada de la carne, reserva de calor,
Sabor y olor familiar,
Es la cavidad de la mujer que crea el mundo,
Vela por el tiempo, lo protege,
Contiene el miembro del hombre que se alza y empuja,
Insatisfecho, luego destruye.

Nuestro mundo ahora es débil y viejo,
Huele la sangre derramada, está infecta.

Fue un tiempo en que el mundo era joven y fuerte,
Oloroso a sangre fértil,
Morada de la carne, reserva de calor,
Sabor y olor familiar.
Nuestro mundo ahora es débil y viejo,
Huele la sangre derramada, está infecta.

Pobreza magnánima, mala ventura,
Concede compasión a tus hijos,
Glorifica la vida, y la gloria sea,
Glorifica la vida y la gloria es.

Fue un tiempo el mundo joven y fuerte,
Oloroso a sangre fértil,
Familias, mujeres embarazadas, roces,
Rostros, piernas, vientres, brazos.

Canzone 4: Fred Buscaglione - Che Notte

C’è un’atmosfera da film noir in Che Notte, una canzone che sembra uscita direttamente da un locale fumoso degli anni ’50, tra gangster in doppiopetto e dame avvolte nel mistero. Fred Buscaglione non racconta semplicemente una storia noir: la vive, la interpreta con quella sua voce roca e beffarda, da eterno guascone che gioca con i cliché del genere poliziesco americano e li trasforma in un racconto notturno tutto italiano.
Il protagonista è in bilico tra sogno e realtà: una serata folle, una donna che appare e scompare, un bicchiere di troppo e un risveglio confuso in commissariato. Tutto scorre veloce, tra immagini cinematografiche e una narrazione ironica che sembra strizzare l’occhio al pubblico. Buscaglione non è solo un cantante, è un attore che interpreta la propria musica, con un carisma unico che lo rende ancora oggi inconfondibile.
Musicalmente, Che Notte è un concentrato di swing travolgente: la sezione fiati danza sulle note con eleganza, il ritmo è frenetico e coinvolgente, impossibile da ascoltare senza battere il piede o lasciarsi trascinare dal ritmo. È il sound di una notte che non finisce mai, che lascia il segno come una storia da raccontare agli amici il giorno dopo, con il sorriso sulle labbra e un’aria un po’ scanzonata.
Ma dietro la leggerezza del brano c’è anche il ritratto di un’epoca. L’Italia di Buscaglione era un paese in piena trasformazione, affascinato dal mito americano ma ancora legato alla propria tradizione. Che Notte è la colonna sonora perfetta di quei tempi: un mix di ironia, charme e ritmo travolgente, che ancora oggi suona fresco come il racconto di una serata troppo folle per essere dimenticata.
Buscaglione purtroppo morirà in un incidente automobilistico all’apice della sua carriera, quello che ci ha lasciato è un ampissimo catalogo di canzoni che ironizzavano sul sogno americano e sull’immaginario collettivo di quel dopoguerra italiano pieno di contraddizioni.

Testo della canzone

Che notte, che notte quella notteSe ci penso mi sento le ossa rotteBeh, m’aspettava quella biondache fa il pieno al Roxy BarL’amichetta tutta curve del capoccia Billy Carr

Che nebbia, che nebbia quella notteMi cercavano tre auto poliziotteMa per un appuntamentose c’è zucchero da farQuando esiste l’argomento lo sapete so rischiar

Ci vado, la vedo, è leiMa dalla nebbia ne spuntano altri seiBuck la Peste, Jack Bidone coi fratelli BolivarMentre sotto ad un lampione se la spassa Billy Car

Che botte, che botte quella notteMi ricordo di sei mascelle rotteHo un sinistro da un quintaleEd il destro, vi diròSolo un altro ce l’ha egualeMa l’ho messo a KO

Li stendo, li conto, son sei
Poi li riconto perché non si sa mai
Ed intanto quella matta s’avvicina e sai che fa?
Mi sistema la cravatta
Mormorandomi, “Si va?”

Che baci, che baci quella notte
Sono un duro, ma facile alle cotte
Mi son preso un’imbarcata
Per la bionda platinée
Pensa un po’ che in un’annata
M’ha ridotto sul pavée

Che nebbia, che botte, che baciChe cotte, ragazziChe notte quella notte
Letras

¡Qué noche, qué noche aquella noche!
Siento todavìa los huesos rotos
Bueno, me esperaba esa rubia
que llena el Roxy Bar,
La amiguita toda curvas del jefe Billy Carr

¡Qué niebla, qué niebla aquella noche!
Me buscaban tres patrullas de policía
Pero por una cita,
si hay algo dulce para mi,
cuando existe el tema, ya saben, me arriesgo
Voy, la veo, es ella
Pero de la niebla salen otros seis.
Buck la Peste, Jack Bidone con los hermanos Bolívar
Mientras bajo un poste de luz, Billy Car se divierte

¡Qué golpes, qué golpes aquella noche!
Recuerdo seis mandíbulas rotas.
Tengo un izquierdazo de un quintal,
y el derecho, les diré,
solo otro lo tiene igual,
Pero lo dejé en KO

Los tumbo, los cuento, son seis.
Luego los vuelvo a contar por estar seguro
Y mientras tanto, esa loca se acerca y ¿saben qué hace?
Me arregla la corbata,
murmurándome: “¿Vamos?”

¡Qué besos, qué besos aquella noche!
Soy un duro, pero fácil de enamorar
Me enloquecì
de la rubia platino
Piensa un poco que en un año,
me dejó sin nada

¡Qué niebla, qué golpes, qué besos,
qué enamoramientos, chicos!
¡Qué noche aquella noche!

Canción 5: Francesco Guccini - Eskimo

Nel precedente appuntamento di questo blog vi ho parlato di De André e Paolo Conte, due macigni della musica cantautoriale italiana, insieme in parte anche al già presentato Battiato e a Dalla che abbiamo posto sopra. Oggi ne mettiamo un altro in playlist, di certo non secondario per importanza a quegli altri: Francesco Guccini. A parte condividere la città natale con Lucio Dalla e lo stile musicale con tutti gli altri Guccini ha un carattere più popolare rispetto ai suoi compagni, laddove De André è più poetico e emotivo, Conte più “jazz”, Battiato e Dalla più pop; Guccini invece scrive e canta dei piaceri piccoli della vita. Per Guccini la massima gioia è andare a bere vino rosso, stare sul balcone a raccogliere la dolce l’aria della sera o andare a parlare con qualche giovane ad una festa di paese.
Eskimo, una delle sue più famose, è diventato un inno nostalgico e generazionale, ironico ma serio (“tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent’anni fa”).
Musicalmente, il brano segue lo stile inconfondibile di Guccini: una melodia semplice con chitarra allo stile fingerpicking, una melodia costruita attorno alle parole, che scorrono quasi come un discorso intimo, senza bisogno di artifici.
È il racconto di un amore giovanile vissuto tra ingenuità e ideali, tra l’aria di rivoluzione degli anni ’70 e le piccole cose che rendono quei momenti indelebili. Guccini non racconta solo una storia d’amore, ma un’epoca intera, fatta di speranze, disillusioni e cambiamenti inarrestabili.
La canzone viene dedicata alla moglie, dove l’autore si interroga perché “tra i tanti hai scelto proprio me”, e infine propone di abbandonarsi ancora una volta a far l’amore con lei in piedi come quando erano giovani e poveri invece che nelle comodità delle loro attuali condizioni agiate. Insomma, una ricerca di quell’attimo fuggente, anzi già fuggito, che è indissolubilmente legato sì ai ricordi ma anche alla gestualità.
La forza di Eskimo sta nella sua capacità di evocare immagini precise e sentimenti universali: il cappotto troppo grande, la cineteca, le battaglie politiche, la voglia di cambiare il mondo e la scoperta, quasi improvvisa, che il tempo scorre più veloce di quanto si pensi.

Testo della canzone
Questa domenica in Settembrenon sarebbe pesata cosìl’estate finiva più naturevent’anni fa o giù di lì

Con l’incoscienza dentro al basso ventree alcuni audaci, in tasca “l’Unità'”,la paghi tutta, e a prezzi d’inflazione,quella che chiaman la maturità

Ma tu non sei cambiata di moltoanche se adesso è al vento quello cheio per vederlo ci ho impiegato tantofilosofando pure sui perché

Ma tu non sei cambiata di tantoe se cos’è un orgasmo ora lo saipotrai capire i miei vent’anni allorae quasi cento adesso capirai

Portavo allora un eskimo innocentedettato solo dalla povertànon era la rivolta permanentediciamo che non c’era e tanto fa

Portavo una coscienza immacolatache tu tendevi a uccidere peròinutilmente ti ci sei provatacon foto di famiglia o paletò

E quanto son cambiato da allorae l’eskimo che conoscevi tulo porta addosso mio fratello ancorae tu lo porteresti e non puoi più

Bisogna saper scegliere il temponon arrivarci per contrarietàtu giri adesso con le tette al ventoio ci giravo già vent’anni fa

Ricordi fu con te a Santa Luciaal portico dei Servi per Natalecredevo che Bologna fosse miaballammo insieme all’anno o a Carnevale

Lasciammo allora tutti e due un qualcunoche non ne fece un dramma o non lo soma con i miei maglioni ero a disagioe mi pesava quel tuo paletò

Ma avevo la rivolta fra le ditadei soldi in tasca niente e tu lo saie mi pagavi il cinema stupitae non ti era toccato farlo mai

Perché mi amavi non l’ho mai capitocosì diverso da quei tuoi clichèperché fra i tanti, bella,che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me

Infatti i fiori della prima voltanon c’erano già più nel sessantottoscoppiava finalmente la rivoltaoppure in qualche modo mi ero rotto

Tu li aspettavi ancora ma io già urlavo cheDio era morto, a monte, ma peròcontro il sistema anch’io mi ribellavo

E Gianni ritornato da Londraa lungo ci parlò dell’LSDtenne una quasi conferenza coltasul suo viaggio di nozze stile freak

E noi non l’avevamo mai fattoe noi che non l’avremmo fatto maiquell’erba ci cresceva tutt’attornoper noi crescevan solo i nostri guai

Forse ci consolava far l’amorema precari in quel senso si era giàun buco da un amico, un letto a oresu cui passava tutta la città

L’amore fatto alla boia d’un Giudae al freddo in quella stanza di altri e spogliavederti o non vederti tutta nudaera un fatto di clima e non di voglia

E adesso che potremmo anche farloe adesso che problemi non ne hoche nostalgia per quelli contro un muroo dentro a un cine o lì dove si può

E adesso che sappiamo quasi tuttoe adesso che problemi non ne haiche nostalgia, lo rifaremmo in piediscordando la moquette stile e l’Hi-Fi

Diciamolo per dire, ma davverosi ride per non piangere perchése penso a quella ch’eri, a quel che ero,che compassione che ho per me e per te

Eppure a volte non mi spiacerebbeessere quelli di quei tempi làsarà per aver quindici anni in menoo avere tutto per possibilità

Perché a vent’anni è tutto ancora interoperché a vent’anni è tutto chi lo saa vent’anni si è stupidi davveroquante balle si ha in testa a quell’età

Oppure allora si era solo noinon c’entra o meno questa gioventùdi discussioni, caroselli, eroiquel ch’è rimasto dimmelo un po’ tu

E questa domenica in Settembrese ne sta lentamente per finirecome le tante via distrattamentea cercare di fare o di capire

Forse lo stanno pensando anche gli amicigli andati, i rassegnati, i soddisfatti,giocando a dire che si era più felicipensando a chi si è perso o no a quei patti

Ed io che ho sempre un eskimo addossouguale a quello che ricorderaiio come sempre, faccio quel che possodomani poi ci penserò se mai

Ed io ti canterò questa canzoneuguale a tante che già ti cantaiignorala come hai ignorato le altree poi saran le ultime oramai
Letras

Este domingo de septiembre
no pesaría tanto así
el verano terminaba más natural
veinte años atrás o por ahí

Con la inconsciencia dentro del bajo vientre
y algunos osados, en el bolsillo “l’Unità”*,
la pagas toda, y a precios de inflación,
aquella que llaman la madurez

Pero tú no has cambiado mucho
aunque ahora está al viento
lo que yo tardé tanto en ver
filosofando hasta en los porqués

Pero tú no has cambiado tanto
y si ahora sabes qué es un orgasmo
podrás entender mis veinte años de entonces
y casi cien ahora entenderás

Llevaba entonces una parca** inocente
dictada solo por la pobreza
no era la revuelta permanente
digamos que no existía y da igual

Llevaba una conciencia inmaculada
que tú tendías a matar sin embargo
inútilmente lo intentaste
con fotos de familia o abrigo fino

Y cuánto he cambiado desde entonces
y la parca que conocías
la lleva puesta mi hermano todavía
y tú la llevarías y ya no puedes

Hay que saber elegir el momento
no llegar por contrariedad
tú ahora andas con los pechos al viento
yo ya andaba así veinte años atrás

Recuerdas fue contigo en Santa Lucía
en el pórtico de los Servi por Navidad
creía que Bolonia era mía
bailamos juntos en Año Nuevo o Carnaval

Dejamos entonces los dos a alguien
que no hizo un drama o no lo sé
pero con mis suéteres estaba incómodo
y me pesaba aquel abrigo fino tuyo

Pero tenía la rebeldía entre los dedos
nada de dinero en el bolsillo y tú lo sabes
y me pagabas el cine sorprendida
algo que nunca te había tocado hacer.

Por qué me amabas nunca lo he entendido
tan diferente de aquellos clichés tuyos
por qué entre tantos, bella, que has flechado
te lanzaste precisamente sobre mí

De hecho las flores de la primera vez
ya no estaban más en el ’68
estallaba finalmente la revuelta
o de algún modo yo me había jodido

Tú las esperabas aún pero yo ya gritaba
que Dios estaba muerto, desde el principio, sì, aunqué pero
contra el sistema también me rebelaba

Y Gianni regresado de Londres
largamente nos habló del LSD
dio una casi conferencia culta
sobre su viaje de bodas estilo freak

Y nosotros nunca lo habíamos hecho
y nosotros que nunca lo habríamos hecho
esa hierba crecía todo alrededor
para nosotros solo crecían nuestros problemas

Tal vez nos consolaba hacer el amor
pero precarios en ese sentido ya éramos
en casa de un amigo, en una cama por horas
por donde pasaba toda la ciudad

El amor hecho a la diabla
y al frío en esa habitación ajena y vacía
verte o no verte completamente desnuda
era cuestión de clima y no de ganas

Y ahora que podríamos incluso hacerlo
y ahora que problemas no tengo
qué nostalgia por aquellos contra un muro
o dentro de un cine o allí donde se pueda

Y ahora que sabemos casi todo
y ahora que problemas no tienes
qué nostalgia, lo haríamos de pie otra vez
olvidando la moqueta de estilo y el Hi-Fi

Digámoslo por decir, pero de verdad
se ríe para no llorar porque
si pienso en lo que eras, en lo que era yo,
qué compasión siento por mí y por ti

Sin embargo a veces no me disgustaría
ser aquellos de esos tiempos allá
será por tener quince años menos
o tener todo como posibilidad

Porque a los veinte todo está aún intacto
porque a los veinte todo quién lo sabe
a los veinte se es estúpido de verdad
cuántas falsedades se tienen en la cabeza a esa edad

O quizás entonces éramos solo nosotros
no tiene que ver más o menos esta juventud
de discusiones, programas de TV, héroes
lo que ha quedado dímelo tú

Y este domingo en septiembre
se está yendo lentamente
como tantos otros distraídamente
buscando hacer o entender

Quizás también lo están pensando los amigos
los que se fueron, los resignados, los satisfechos,
jugando a decir que éramos más felices
pensando en quién se perdió o no en esos pactos

Y yo que siempre llevo una parca encima
igual a aquella que recordarás
yo como siempre, hago lo que puedo
mañana ya pensaré en ello, si acaso

Y yo te cantaré esta canción
igual a tantas que ya te canté
ignórala como has ignorado las otras
y luego serán las últimas quizas

*”L’Unità” es el periodico fundando por el partido comunista italiano (PCI)
**la parca fué utilizada muy de frequente por estudiantes de iquierda como “uniforme” para expresar su ideologia. Guccini en el texto pero expresa que el la tenia solo por pobreza (la parca era muy barata) no por su ideologia

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